Palermo, un bene confiscato alla mafia diventa una sartoria sociale

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Utilizzare ago e filo, gomitoli, stoffe e matasse per cucirsi addosso il proprio futuro, partendo da qualcosa che già c’è ma che può avere nuova vita: questo ha fatto la Cooperativa Sociale Al Revés  che a Palermo ha avviato una sartoria sociale in quello che era un bene confiscato alla mafia. L’attività è stata avviata nel novembre scorso e sta riscuotendo notevole riscontro.

La sartoria sociale è un progetto di impresa sociale multidimensionale che riunisce stilisti, sarti e amanti del cucito di varie etnie; un laboratorio in cui lavorano insieme persone giovani e meno giovani italiani e stranieri, in difficoltà umane, relazionali, occupazionali o esistenziali, impegnati nel recycling e upcycling di abbigliamento usato.
Il messaggio che si vuole veicolare è quello di una nuova possibilità per la persona e per il capo da riciclare.
La scelta del luogo non è casuale, anche in questo caso il leitmotiv è concedere una seconda possibilità: la struttura infatti si trova in via Casella al civico 22, lì dove prima c’era «Mobil Shop», attività di copertura gestita da terzi per conto di Salvatore Buscemi. L’immobile è stato confiscato nel 1998, è rimasto in stato di abbandono per oltre quindici anni e solo successivamente è stato riqualificato grazie all’impegno di Fondazione Vismara, Unicredit, Ikea, Leroy Merlin ma anche di tantissimi cittadini.

Da beni esclusivi in mano ai mafiosi a beni condivisi per dare libertà e dignità alle persone. Le mafie e la corruzione non ci rendono liberi, ma uno degli strumenti per dare libertà è il lavoro” queste le parole di Don Luigi Ciotti – tra l’altro presente al momento dell’inaugurazione –  sull’avvio dell’iniziativa.

La sartoria intende diventare un luogo di incontro e confronto per l’intera collettività, un punto di riferimento per la formazione e scambio di esperienze, ma anche un luogo di start up di impegno ambientale con il Riciclo Tessile, frazione di rifiuti sottovalutata. L’innovazione sta già nel tentare di trasformare un Laboratorio socio-artigianale in una Impresa dalle mille sfumature, dando continuità e credibilità a persone che normalmente vengono considerate soltanto come inutili e incapaci in una realtà con un mercato inesistente e nel modello sociale che ricrea una piccola comunità disomogenea a fronte di servizi sociali dove si concentrano persone monoproblematiche.

Il laboratorio è contemporaneamente un social shop e un luogo di produzione e di apprendimento. Si fanno riparazioni sartoriali, si producono prodotti, si lavora conto terzi, si organizzano attività, corsi di cucito e bricolage rivolti a clienti e anche alle scuole per creare una piattaforma reale di scambio e collaborazione tra persone di ambienti e problematiche totalmente diverse

La Cooperativa fa parte della rete di Addiopizzo e di Libera. I prodotti sono disponibili presso la sede della Sartoria Sociale di Palermo, sul loro sito e Pagina FB e presso La bottega di Libera Palermo.

Per info:
sartoriasociale.com
facebook.com/sartoria.sociale.7

 

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