FARM Cultural Park è un acceleratore culturale

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di Maurizio Carta
Urbanista e Presidente della Scuola Politecnica dell’Università di Palermo

FARM Cultural Park è la sesta meta mondiale per il turismo dedicato all’arte contemporanea. FARM è l’esperienza di rigenerazione urbana più longeva in Italia. FARM è il museo delle persone. FARM è il primo luogo al mondo che ha fondato una scuola di architettura per bambini. FARM è un luogo che ti rende felice. FARM è … Da sette anni si moltiplicano le definizioni di un luogo indefinibile come i “ Sette Cortili” di Favara, il FARM Cultural Park generato dall’amore, dalla visione, dall’intuizione, dal coraggio di Andrea Bartoli e di Florinda Saieva, e poi da tanti altri compagni di viaggio che oggi formano questa straordinaria esperienza di rigenerazione urbana e umana di una parte di un centro storico di una piccola cittadina nel sud della Sicilia che, come tante altre, stava avviandosi ad un declino frutto dello spopolamento, del degrado edilizio, della perdita di attività economiche.

Ma per capire FARM dobbiamo guardarla per quello che è realmente: un acceleratore di particelle culturali! Un acceleratore che attraverso l’enorme energia prodotto dallo scontro di materia culturale, sociale, tecnologica, artistica ci permette di vedere nel futuro delle politiche di rigenerazione urbana basate sulla cultura, condivise e innovative. Questo ha fatto l’acceleratore FARM, ha mostrato a tutti noi e ad altre città e borghi nelle stesse condizioni di declino un diverso futuro rispetto alla loro desertificazione. Ha raccontato in anticipo successi e problemi, ha mostrato esiti che normalmente avrebbero impiegato decenni a mostrare i loro impatto. E con la sua accelerazione di materia culturale FARM ha mostrato ad altri un futuro migliore possibile e realizzabile, innescando un diverso presente per molte altre realtà: Mazara del Vallo, Caltanissetta, Catania, Palermo, Cianciana, Milazzo, Troina, Menfi, Salemi, Agrigento, e molte altre anche fuori dalla Sicilia e fuori dall’Italia (con il progetto “MOVE! Do Something” io, Andrea Bartoli, Barbara Lino e Barbara Cammarata abbiamo trovato e censito più di 100 centri culturali indipendenti che stanno replicando e diffondendo il modello di FARM, alcuni anche avendo iniziato prima ma ricevendo un impulso dall’esempio di Favara).

Prima della costruzione dell’acceleratore, Favara fino a sette anni fa era un piccolo centro rurale con uno straordinario centro storico abbandonato, testimonianza di un passato glorioso che, come capita spesso in Sicilia, era stato sostituito da un presente inadeguato, da un declino figlio della trasformazione difficile della Sicilia da potente territorio rurale e culturale a landa pseudo-industriale con città in affanno di sviluppo. Certo rimaneva la straordinaria cupola della Chiesa Madre, l’agnello pasquale ultimo simbolo di una tradizione artigianale di grande qualità, un Castello poderoso, reso muto osservatore del declino, e un’intensa attività edilizia di bassa qualità. Uno spasmo edilizio che dava agli abitanti una parvenza di vita.

Fino alla nuova vita generata dalla trasformazione dei Sette Cortili in una galleria d’arte contemporanea (oggi sede di una mostra sugli spazi condivisi dell’abitare giapponese che altrimenti avreste dovuto vedere al MOMA di New York o alla Tate Modern di Londra), in spazi che diventano residenze d’artista, in luoghi dove il cibo diventa cultura del territorio, in spazi per la socialità e l’abitare temporaneo, in una scuola di architettura, in una sartoria, in un micro teatro di danza, uno spazio conferenze o per concerti, un giardino segreto e un tetto commestibile, e cento altre cose ancora.

In questi sette anni ai Sette Cortili il programma evolutivo non si è mai fermato, perché sono un organismo vivo e vitale che si trasforma e si espande in continuazione, arricchito ogni giorno dall’energia delle centinaia di migliaia di persone che lo attraversano, che vi sostano, che vi collaborano, che lo visitano: tribù nomadi della cultura, della creatività e dell’innovazione che raggiungono il tempio della loro ricerca emozionale di un altro modo di essere città.

Oggi FARM è uno straordinario patrimonio collettivo. Non è più solo quella iniziale intuizione geniale di Andrea e Florinda, non è più solo un esperimento di successo di rigenerazione urbana, non è più solo un virtuoso esempio di contributo privato alla qualità della vita collettiva, non è più solo una fucina di creatività e innovazione, non è più solo un luogo in cui l’arte si fa politica e il design si fa strategia. La FARM è anche le numerose iniziative e imprese che sono nate attorno ad essa o come suo spin-off.

Palazzo Cafisi, splendida dimora padronale, si è trasformato in un laboratorio di performance artistiche in cui tradizione e innovazione si fondono generando esperienze immersive per il visitatore ed è ormai anch’esso un centro culturale che recentemente ha curato NO NAME, una delle più emozionanti mostre sui migranti che abbia mai visto. Da un gruppo di abitazioni in centro storico è nato, dal genio di Lillo Giglia, Quid VicoloLuna, un luogo ibrido tra galleria d’architettura, ristorante, spazio espositivo e centro culturale che offre un’esperienza culturale amplificata e che dopo meno di un anno ha già generato emulazioni negli edifici limitrofi, proponendosi anche come spazio pubblico della città.

FARM sono oggi anche gli imprenditori che hanno creduto alla sfida, le istituzioni che l’hanno accompagnata e il Comune che sempre di più ne ha sposato la visione. La piazza Cavour è oggi un pullulare di luoghi del gusto che puntano sulla qualità dello spazio e del cibo in una esperienza sinestesica imperdibile. Il Belmonte è un design hotel che completa l’esperienza artistica di Farm e che, grazie allo spirito imprenditoriale di Antonio Alba, è stato affiancato da una nuova sede, l’Alba Palace, nello spettacolare Palazzo Piscopo sapientemente restaurato dallo Studio Architrend con coraggiosi inserti di contemporaneità, come un nuovo volume che funge da corpo scala ma che si candida a diventare un nuovo landmark urbano. A Favara dopo FARM niente è come vi aspettate che sia. Il negozio di abbigliamento Livreri If è anche uno spazio culturale, una piazza diventa, grazie a Pino Guerrera, una casa sull’albero che per una settimana potevate affittare su Airbnb, uno slargo viene riattivato da ragazzi che affermano la volontà di riscatto, un giardino diventa una cucina all’aperto a chilometro zero. Zighizaghi, progettato da Francesco Lipari e OFL Studio, è un nuovo giardino urbano multisensoriale che si fa piazza pubblica attraverso la visione e la disponibilità finanziaria di Milia Arredamenti.

E il Comune da spettatore dei primi anni è diventato coprotagonista di questa visione, accelerato anch’esso dall’energia di FARM. La Valle degli Orti urbani, progettata da Giacomo Sorce e Manfredi Leone e premiata con la menzione speciale del Mibact nell’ambito del Premio Europeo per il Paesaggio, ha riattivato lo straordinario paesaggio vegetale del grande vallone ricucendo una parte di città che dal Castello arriva all’ex Macello, oggi trasformato in sede per attività didattiche e sperimentali – il Favara Future Fab – grazie ad un accordo con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. E poi il Castello di Chiaramonte, che da silente spettatore del declino oggi è protagonista di una rinascita, proponendosi come l’epicentro del FuoriFarm e di altre iniziative culturali.

FARM è anche le università che hanno “trasferito” a Favara le loro sedi arricchendosi di quella vitalità: il Politecnico di Milano collabora stabilmente con diverse iniziative e l’Università di Palermo ha realizzato numerosi workshop di progettazione che hanno dotato la città di un importante parco progetti (alcuni svolti insieme all’Università di Hannover e pubblicati nel libro “Favara Futures”). E il Dipartimento di Architettura di Unipa il prossimo anno attiverà a Favara insieme al Comune, a FARM e a SOS la Scuola di Sostenibilità di Mario Cucinella, la prima Scuola di studi avanzati sulla rigenerazione urbana e umana.

FARM non è più nemmeno solo Favara pur essendo nata da quei lombi che sembravano ormai sterili e che un gruppo di visionari ha reso fertili, perché le sue reti sono ormai globali e connettono Favara al mondo dinamico dell’arte contemporanea, dell’architettura, del design, dell’innovazione sociale.

Ma FARM fin dall’inizio è anche una quotidiana cultura della legalità e una battaglia per il diritto alla città, per la garanzia dei diritti tradizionali, ma soprattutto di quelli nuovi: il diritto alla bellezza, innanzitutto, il diritto alla partecipazione, il diritto all’innovazione, ma soprattutto il diritto al futuro. Non ha mai agito contro la legge, ma ha preteso che dal suo rispetto possano nascere nuove idee e nuovi luoghi, non ha occupato spazi, ma li ha acquistati o condivisi con gli altri abitanti dei Sette Cortili. Non ha fatto azioni di guerriglia urbana, ma ha concordato con le amministrazioni azioni di metamorfosi urbana. Non ha sottratto spazi alla collettività ma ha seminato nuovi semi di comunità.

Questo è quello che io chiamo l’F Factor, il fattore Favara che sta perturbando in maniera positiva non solo un territorio, ma l’intero sistema della rigenerazione urbana. Un fattore composto da luoghi, quelli che vi ho descritto insieme ad altri, fatto di talenti, distribuito nelle persone che credono al progetto e che lo raccontano in giro per il mondo. Un fattore Favara che si rispecchia nei volti delle persone, delle famiglie – tutto è nato da una famiglia – che animano questa avventura, e che sono i protagonisti di quella straordinaria esperienza che è SOU, la Scuola di Architettura per Bambini, per educare i bambini alla bellezza, per renderli cittadini più esigenti e futuri professionisti, commercianti, imprenditori, lavoratori, amministratori più sensibili e competenti rispetto ai valori della città.

Per questo siamo tutti convinti, una marea di persone da tutto il mondo ne è convinta, che l’esperienza di rigenerazione urbana e umana di FARM Cultural Park non può essere interrotta, o anche solo rallentata, dalle questioni burocratiche che sono sorte in questi giorni (e sulle quali non entro nel merito per rispetto dei ruoli istituzionali). Mi limito a commentare che sono certo siano frutto di una applicazione legittima e corretta di norme urbanistiche ed edilizie, ma figlie del secolo scorso e immaginate per la città del Novecento e non certo adatte a quella città di un diverso presente che è diventata Favara grazie all’acceleratore FARM.

Perché anche in questo FARM è stata un anticipatore, perché ha evidenziato la necessità di intervenire anche normativamente sulla rigenerazione delle città, di estendere ed applicare con intelligenza i principi di sussidiarietà previsti dalla nostra Costituzione, di sperimentare i nuovi regolamenti sui beni comuni e sugli spazi condivisi che oggi interrogano un nuovo rapporto tra pubblico e privato, tra individuale e collettivo, tra diritto e diritti.

Ancora una volta FARM combatte una battaglia prima che debbano affrontarla altre realtà, magari più fragili perché più giovani e meno connesse.

Sono certo che, anche utilizzando il rapporto di collaborazione culturale dell’Università di Palermo e della Scuola Politecnica, insieme ad altri militanti della rigenerazione urbana, il Comune di Favara e FARM sappiano approfittare di una vicenda specifica affrontandola con visione, lungimiranza, coraggio e strumenti tecnici, e sappiano individuare nuove e adeguate strade amministrative non solo per mettere in sicurezza l’esperienza di FARM, ma per rendere più sicuro il viaggio di altre esperienze italiane che si sono appena messe in cammino.

Io ne sono certo, perché FARM siamo noi e noi siamo FARM!

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