Lady Melania, questa è Orange Fiber

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Chissà che al prossimo G7 la first ladies Melania Trump, che a Taormina ha omaggiato la Sicilia vestendo Dolce&Gabbana, non decida di indossare capi d’abbigliamento ottenuti con i tessuti ricavati dagli scarti degli agrumi, scelta green che va nella direzione di uno sviluppo sostenibile. Vi sembra un’idea folle? In realtà non lo è, anzi. Adriana Santanocito e Enrica Arenafounder di Orange Fiber, essendo state selezionate per il progetto Taormina Smart – dedicato all’innovazione made in Italy – nel corso del G7 appena trascorso hanno avuto la possibilità di presentare alle first lady e gentleman il loro innovativo tessuto e il relativo processo di produzione.
Quello di Orange Fiber è un percorso che in pochi anni ha già ottenuto numerosi riconoscimenti, destando l’attenzione anche delle grandi case di moda. Tra queste la Maison Salvatore Ferragamo che ha realizzato, pochi mesi fa, una capsule collection creata proprio con il tessuto Orange Fiber.
Intercettare Adriana ed Enrica non è cosa semplice. Entrambe di origini siciliane, trascorrono le loro giornate tra i mille impegni che la loro impresa richiede, e quando parliamo di impresa non ci riferiamo soltanto all’accezione di azienda, ma più in generale all’ardua impresa con cui le due si cimentano da sei anni a questa parte, con tenacia e dedizione. Tra un volo aereo, un meeting e una riunione riusciamo a trovare del tempo per parlare con loro e raccontarvi meglio la loro storia.

Avete fatto molta strada dall’idea di creare dei tessuti con gli scarti di agrumi sino alla capsule collection di Ferragamo: vi aspettavate questo successo?
“In quanto fondatrici abbiamo sempre creduto nel valore e nelle potenzialità del progetto, anche agli esordi quando era solo un’idea.
Orange Fiber nasce nel 2011 da un’idea di Adriana Santanocito. Nel corso dei suoi studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, Adriana intercetta il trend dei tessuti sostenibili e decide di approfondire l’argomento nella sua tesi. Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, rimane molto colpita dalla sofferenza del settore – le cui arance faticano ad entrare sul mercato – e ha l’intuizione di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo.
Dalla teoria, riesce ben presto ad arrivare alla pratica, e dopo aver provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, deposita il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014. Durante lo sviluppo del processo scopre l’altra grave questione che affligge il settore agrumicolo siciliano: lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura – ovvero di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo – che vale circa 1 milione di tonnellate l’anno in Italia – e la cui gestione comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente.
A quel tempo condividevamo la stessa casa a Milano, città in cui anche io mi ero trasferita per studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Mi parlò della sua idea e ne rimasi colpita: la sostenibilità ci ha unite e da quel giorno lavoriamo fianco a fianco ad Orange Fiber.
Dal 2014, anno di fondazione dell’azienda, Orange Fiber ha suscitato, e continua a suscitare, molta curiosità e interesse da parte di aziende, brand e imprenditori appartenenti ai settori più disparati, dalla moda al tessile casa, dal packaging all’automotive.
L’attuale collaborazione con la celebre e storica maison di moda Salvatore Ferragamo, si inserisce in questo quadro, a testimonianza del fatto che i nostri prodotti soddisfano le esigenze di innovazione, sostenibilità e qualità richieste dal comparto moda lusso. I numerosi riconoscimenti poi che ci sono venuti da più fronti in questi anni – dalla vittoria al Global Change Award 2015 della H&M Foundation, all’Ideas 4 Change Award 2015 delle Nazioni Unite, al premio ELLE Impact 2 for Women Award 2016 – testimoniano la rilevanza e le potenzialità dell’innovazione sviluppata e rappresentano una conferma che siamo sulla strada giusta e che il nostro progetto imprenditoriale può affrontare con successo la sfida del mercato internazionale.”

Com’è nata la collaborazione con l’importante casa di moda?
“Siamo state contattate dall’ufficio ricerca e sviluppo della celebre e storica maison fiorentina Salvatore Ferragamo, che ha colto per primo l’essenza e le potenzialità espressive del nostro tessuto da agrumi dando vita alla Ferragamo Orange Fiber Collection, una fresca daily wear collection presentata lo scorso 22 aprile 2017, in occasione della Giornata della Terra. Nata dall’amore per l’innovazione, il design e la creatività italiana, questa collaborazione rappresenta un importante traguardo per la nostra azienda e il primo grande passo all’interno del mercato della moda internazionale.”

Se doveste scegliere un aggettivo per descrivere Orange Fiber quale usereste?
“Innovativo. Orange Fiber, infatti, è il primo tessuto creato a partire dal sottoprodotto dell’industria di trasformazione agrumicola, un’innovazione di prodotto ma anche di processo, in quanto recuperiamo un materiale esausto, non rivale al consumo alimentare e lo trasformiamo – attraverso processi semi-industriali sostenibili – in un nuovo materiale di altissima qualità capace di rispondere alle esigenze di sostenibilità e innovazione dell’industria della moda. Nello specifico, il nostro tessuto viene realizzato a partire dal pastazzo d’agrumi, ossia quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi e che non può più essere utilizzato ma solo gettato via come un rifiuto. Grazie al processo da noi brevettato, siamo in grado di sfruttare le potenzialità del pastazzo per l’estrazione della cellulosa d’agrumi atta alla filatura, trasformando così uno scarto in una risorsa per il rilancio economico del comparto manifatturiero italiano.”

Chi sono stati i primi a credere nella vostra intuizione e a sostenervi per realizzarla?
Ci sono stati diversi passaggi, tutti molto importanti, durante questi anni. Abbiamo iniziato raccontando l’idea del tessuto dagli agrumi ai contest per startup e ai giornalisti e sin da subito il nostro progetto è stato accolto con entusiasmo e curiosità.
Quando muovevamo i primi passi, in particolare, la spinta ad andare avanti e migliorarsi più grande l’abbiamo ricevuta dalla vittoria di alcuni premi per Start Up, come la StartCup Milano Lombardia, MedKed della Provincia di Milano e la Global Social Venture Competition. Oltre al riconoscimento, questi premi prevedevano un percorso di accompagnamento da parte di professionisti per la scrittura del Business Plan e per la trasformazione dell’idea in un piano d’impresa vero e proprio.
A seguire con veri e propri percorsi di incubazione come Changemakers for Expo di Telecom Italia, Avanzi – Make a Cube ed Expo2015, la menzione speciale di TIM #WCAP nell’acceleratore di Catania e il Bando Alimenta2Talent del Comune di Milano e del Parco Tecnologico Padano.
Grazie al programma di Confindustria AdottUp siamo entrate in contatto con le maggiori aziende tessili del territorio e grazie allo StartLab di Unicredit siamo entrate in contatto con il sistema bancario e abbiamo beneficiato del supporto di giornate di formazione dedicata, con tutor e mentor.
Con l’ingresso in società di alcuni imprenditori siciliani e l’incubazione e il finanziamento del bando Seed Money di Trentino Sviluppo, siamo finalmente riuscite a produrre il primo prototipo, presentato in anteprima il 16 settembre 2014 all’Expo Gate di Milano nella giornata della Vogue Fashion’s Night Out: il primo tessuto Orange Fiber, ottenuto unendo l’esclusivo filato di acetato da agrumi alla seta, in due varianti: raso tinta unita e pizzo, insieme a due varianti di filato di colore giallo e arancio.
A dicembre 2015, grazie al contributo del bando di finanziamento Smart&Start di Invitalia, siamo riuscite a far nascere il nostro primo impianto pilota per l’estrazione della cellulosa da agrumi atta alla filatura, ed oggi, grazie alla vittoria del Global Change Award – l’iniziativa lanciata dall’organizzazione no-profit H&M Foundation nel 2015 con l’obiettivo di ricercare idee innovative capaci di chiudere il cerchio nell’industria della moda per salvaguardare il nostro pianeta – abbiamo la grande fortuna di poter investire il grant ricevuto in ricerca e sviluppo e beneficiare di un anno di consulenza e accelerazione personalizzata offerta da Accenture e dal KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma per far crescere e consolidare il nostro progetto e la nostra azienda.”

Ci sono stati dei momenti in cui avete pensato di mollare?
“Trasformare un’idea in un’impresa non è semplice e per un progetto industriale sperimentale come il nostro probabilmente lo è ancor di più. La necessità di fondi è per noi una costante. Stiamo avviando una nuova campagna di apertura di capitale e siamo alla ricerca di fondi pubblici e privati. Sicuramente avere la liquidità per sostenere la ricerca e lo sviluppo, e poterla avere in tempi veloci, è fondamentale.
L’altro ostacolo che affrontiamo regolarmente è quello della ricerca di informazioni puntuali su cosa è disponibile. Sia che cerchiamo impianti industriali con cui collaborare, sia che cerchiamo persone con particolari competenze, sia che cerchiamo di attivare dei contatti con potenziali partner. La ricerca di informazioni e dati è sempre un processo complesso e faticoso.
Un ultimo problema è legato alla filiera produttiva dei nostri prodotti, che in parte non è in Italia. Nel settore tessile c’è un segmento del processo produttivo che non è quasi più presente in Italia.
Mettere su un’azienda come Orange Fiber è un percorso  complesso, costellato di intoppi e false partenze, ma con determinazione, sacrificio e l’adeguato mix di competenze e supporto, i momenti di sconforto si superano e anche l’impresa più complicata può trasformarsi in realtà.”

Che sensazione avete provato la prima volta che invece avete toccato con mano il vostro tessuto?
“Gioia, tanta gioia! I prototipi di tessuto – presentati nel 2014 all’Expo Gate di Milano, in occasione della Vogue Fashion’s Night Out – erano la prima prova tangibile della nostra idea, il risultato di tutti i nostri sforzi e l’inizio del nostro meraviglioso viaggio verso una moda più sostenibile.”

Attraverso quale capo di abbigliamento vi descrivereste?
“La Ferragamo Orange Fiber collection ci piace molto, dai foulard agli abiti, passando per il twin set la gonna, non c’è un capo che non indosseremmo. Probabilmente i pantaloni sono il capo che preferiamo: interamente realizzati con il nostro morbido twill da agrumi, regalano un look sofisticato e confortevole al tempo stesso, l’ideale per le donne che come noi si dividono ogni giorno fra ufficio, meeting di lavoro, eventi e aperitivo con le amiche a fine giornata.”

Quali altri progetti in cantiere ?
“Oggi stiamo lavorando all’ottimizzazione del processo di produzione dei nostri tessuti e allo scale up industriale. Nel medio termine prevediamo di continuare a testare, migliorare e scalare la nostra idea di business, sviluppando ulteriormente il nostro processo sul modello dell’economia circolare e consolidando la nostra presenza nel mercato dei tessuti sostenibili e innovativi.”

Sogni ancora da realizzare?
“Sogniamo di fare di Orange Fiber l’azienda leader italiana nel segmento dei tessuti sostenibili attraverso una produzione “green” di tessili cellulosici da fonti rinnovabili e creare un marchio tessile altamente riconoscibile e differenziato dagli altri per l’impegno nella tutela dell’ambiente e la trasparenza dell’intera catena di produzione.”

 

 

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