Le parole di Leonardo e lo scrigno magico

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di Giulia Adele Santagata

Si potrebbe incominciare chiedendosi perché Leonardo abbia delle parole tutte sue o cosa c’entri il silenzio con il rumore. Oppure si può scegliere di non lasciare spazio ai nostri schemi, di sospendere per un attimo il tempo e di entrare in punta di piedi, con gli occhi sgranati, la bocca aperta e le mani libere, nella storia di Leonardo per scoprire che forse questa storia non è solo sua.

Facciamo un piccolo salto indietro, giusto di qualche mese: è un pomeriggio come tanti e Leonardo partecipa con i suoi compagni di classe ad un cineforum organizzato per i bambini di IV elementare. Finisce il film e la parola è data a loro, una schiera di mani si alzano e tra quelle c’è anche la sua, che Leonardo usa un po’ per tutto: per parlare, per mangiare, per accarezzare, per arrabbiarsi, per pretendere. Sì, per pretendere di dire la sua, di “far vedere” la sua. Leonardo si prepara a quel momento delicatissimo e decisivo del “lancio” sfregando con ritmo alternato e agitato il dorso delle sue mani sulla fronte, chiude gli occhi, fa un grande respiro e si ritrova davanti a tutti con la sua incontenibile voglia di raccontare, voglia che resta impigliata in qualche angolo dentro di lui che da fuori si fa fatica ad immaginare, ma che esplode nelle sue mani e sul suo volto. Leonardo non è solo e c’è qualcuno lì accanto che gli sussurra “vai tranquillo, ti presto io la mia voce“. Le sue mani si muovono nell’aria per dire “IO PIACE FILM” e per rispondere “BENE” alla domanda “Vuoi aggiungere altro o va bene così?”. Ha ragione, non c’è nulla da aggiungere e va proprio tutto bene quando ci si riesce ad incontrare a metà strada, lì dove lo sforzo di dirsi e di capirsi è una questione che “ci” riguarda, insieme, e dove spesso il coraggio dei bambini supera quello dei grandi.

Leonardo è affetto da una sindrome legata ad una rara anomalia cromosomica, ha grosse difficoltà nel parlare e per questo motivo fin da piccolo usa le mani per comunicare. Il suo papà Mario Teddei, ingegnere, scienziato e uno dei massimi ricercatori del genio di Leonardo da Vinci, insieme alla sua mamma Cristina Caramori, laureata in legge e impiegata in banca, donna forte e di una dolcezza senza pari, hanno accettato quella immensa rivoluzione che Leonardo ha portato nella loro vita e nella vita di tutta la loro famiglia. Alle porte di Milano, nel piano sotto della loro abitazione, tra secoli di storia racchiusi in un laboratorio che fa da casa a stampe rinascimentali, attrezzi del mestiere, codici antichi, macchine vinciane è nato un sogno che piano piano è diventato un progetto: poter regalare a tutti, piccoli e grandi, le parole di Leonardo! Come? Attraverso il gioco: nei ritagli di tempo e spesso nel cuore della notte, papà Mario ha progettato e realizzato interamente da solo il prototipo dello “scrigno magico”, un grosso forziere che contiene più di 400 carte, una serie di cubi in legno, una plancia da gioco e tutto il necessario che serve per poter “parlare con gli alieni”, come ama dire Mario. Su queste carte la stessa parola compare in 4 lingue: italiano, inglese, LIS (Lingua dei Segni Italiana) e BLISS (sistema simbolico internazionale).

Un progetto ambizioso reso possibile anche grazie alla nascita dell’associazione “Le Parole di Leonardo ONLUS” operante a Milano a cui hanno fatto seguito una serie di iniziative a carattere formativo e laboratoriale con l’obiettivo di far conoscere la storia di Leonardo, mostrare gli strumenti realizzati e incrociare in questo modo le storie di tante altre famiglie che non si arrendono. Nel solco di questi incontri hanno messo le radici quei tratti rivoluzionari e visionari di cui questo progetto si è rivestito, tratti propri solo di chi crede (a volte anche contro ogni speranza) nella forza e nella possibilità del cambiamento, nella potenza e nella bellezza di queste tre semplici parole “si può fare”. Sì perché il vero sogno di questi genitori è diventato ora quello di trovare dei finanziamenti per poter produrre e regalare questo “scrigno magico” a tutte le scuole, le associazioni, le famiglie che vivono la sfida unica di dover imparare nuove vie per comunicare.

Il progetto è ambizioso e nasce da un’intuizione molto semplice: bisogna ribaltare l’idea che i soli destinatari di questo strumento siano quei bambini e quei contesti definiti da specifici difficoltà, al contrario, come amano ricordare sempre Mario e Cristina lo “scrigno magico” è pensato per tutti, soprattutto per quel 99% di persone che danno vita alla realtà quotidiana in cui Leonardo vive e vivrà quando sarà grande, quando avrà voglia di andare a comprarsi da solo un gelato o quando avrà bisogno di condividere quello che ha nel cuore con un suo collega di lavoro. È proprio un sogno grande quello che nasce dall’amore e che spinge a lavorare per costruire un mondo capace di parlare la lingua scelta dal proprio figlio.

Ecco quindi che il silenzio diventa una storia capace di far rumore, un rumore identico a quello della felicità di chi va incontro agli altri in modo creativo, con semplicità e senza paura, proprio come si vede nel logo della loro associazione: due mani che si toccano e che rappresentano in LIS (Lingua dei Segni Italiana) il segno di “contatto”. Chi si lascia toccare da storie come quella di Leonardo, e ce ne sono davvero tante, scopre che i veri eroi sono quelli del quotidiano, di chi è certo che solo insieme si può trasformare l’ordinario in straordinario.

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