E me lo dici ora che eravamo una Start-Up?

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di Pierfilippo Spoto

Una giovane giornalista qualche tempo fa mi chiese una mia definizione di turismo relazionale. “Beddra me, mancu io lu sacciu chi voli diri“, risposi (amica mia, non lo so neanche io cosa voglia dire). Forse si fa prima a raccontare come ho vissuto io nel Parco dei Monti Sicani negli ultimi venti anni e cosa è successo nel frattempo, quando, con un gruppo di picciotti di Sant’Angelo Muxaro (AG), decidiamo di occuparci di turismo. Quando all’epoca, da queste parti, si parlava di turismo si intendeva il classico “Pullman“. Sì, quello che la domenica arrivava alle 10:00, o forse è meglio dire… alle 11.00. A Sant’Angelo Muxaro quando ci vuoi arrivare? Si sa quanto sia difficile raggiungere l’entroterra tra curve e imprevisti di varia natura.

La giornata inizia così: giro tra le stradine, visita alla Tomba del Principe e poi tre ore al ristorante per il pranzo. Per noi ai tempi quella era davvero una trovata geniale.

Buseness Plan? E cosa è, si mangia? Ma perchè, in Sicilia servono i Buseness Plan? Mica puoi metter dentro il pizzo, il funzionario che per tre giorni non va in ufficio, sportelli info-giovani unni nuddru sapi nenti (dove nessuno sa niente) e dove attaccati al muro ci sono gli orari del Pullman Cuffaro che vanno in Germania coi prezzi esposti di solo andata.

Amuní, facemu un sito internetti e vediamo che succede. Il primo vero sito su Sant’Angelo Muxaro, 500 visite al giorno, 450 erano le nostre, il resto di amici e parenti che lo visitavano dopo una nostra telefonata.

Quando mostrammo allo zio Angelo, nostro grande ispiratore e sostenitore, le foto su internet, l’indomani si precipitò all’ovile perché voleva constatare che le sue pecore potessero essere contemporaneamente dentro il suo baglio e su un sito internet.

Alla prima mail di richiesta info festeggiammo in campagna con una mega grigliata e fiumi di vino. Eravamo diventati imprenditori, o meglio… questa era la nostra percezione. Ma l’indomani rileggendo la mail ci accorgemmo che chi ci aveva scritto voleva anche dormirci a Sant’Angelo Muxaro. Beh, che problema c’è, una casa la troviamo.

Ed eccoci subito dalla zia Dora, almeno lei sa preparare anche le torte per la colazione. Prima prenotazione: una coppia di Perugia. Praticamente li abbiamo lasciati nella loro intimità solo la notte, preoccupati che quello che avevamo organizzato non fosse abbastanza. Nelle escursioni eravamo, tra soci e amici, 10 solo noi e loro due.

Ci rendemmo conto dopo qualche mese che quella era la via: coccolare gli ospiti, certo non sempre con quella carovana di noi sempre presente, ma con una organizzazione fatta di accoglienza amichevole e dedicata. Esatto, quello che oggi gli esperti chiamano turismo relazionale.

Eravamo quattro carusi, ma avevamo messo la prima pietra di quella scienza. Anche se per noi era semplicemente “fari turismu friennuni cu l’ogliu c’avivamu” (fare turismo con quello che avevamo), quella bellissima dote tutta siciliana del sapersi adattare, del trovare sempre una soluzione a tutti i problemi per tirare avanti.

Lo dicevo prima, ci sentivamo già imprenditori e questo bastava per darci quella carica che ci ha portati fin qui.

A Milano la prima fiera: noi alla Bit! Sbarchiamo in quattro. Mamma mia, e chi lo scorda più! Lasciare lo spazio in valigia per i depliant di Val di Kam. Noi, giovani ambasciatori della nostra Sant’Angelo! Siamo stati bravi però, abbiamo capito sin da subito che lì si andava per vender fumo. Con la testa piena di idee e sogni, è vero, ma nulla più a quella data.

Da quella fiera non arrivò molto in termini di riscontro, ma quella partecipazione assieme ad altri eventi simili servì tanto per capire cosa va proposto e come.

Intanto dal sito arrivarono i primi clienti, coppie e piccoli gruppi. Letto e colazione a casa dei privati: nasceva il primo albergo diffuso in Sicilia, quando nessuno parlava ancora di albergo diffuso. Letto e colazione: amuní (andiamo!), avevamo inventato il bed and breakfast siciliano. Ma non sapevamo nulla di tutto questo, eravamo una start-up, come si direbbe oggi. Incoscienti, innovatori, visionari e sognatori.

Gli ospiti si innamoravano di Sant’Angelo e ancor di più dei santangelesi. La cosa ci ha sin da subito sorpresi e spiazzati: eravamo convinti del fatto che che l’attrattiva principale qui sarebbe stata l’immensa area archeologica, la natura, la leggenda di Dedalo e Icaro. Quando mai! La gente che dorme dalla zia Dora esce di casa alle undici per gustare una colazione fatta di torte e dolci, ma soprattutto di cunti (racconti) e storie.

Un gruppo di quattro motociclisti di Trapani che aveva prenotato per una sola notte e che aveva un programma molto serrato da rispettare, con mappa alla mano e tutto già organizzato, decide di andar via da Sant’Angelo dopo sei giorni.

Ad ogni nostra invenzione, studiata la sera prima per proporla l’indomani mattina, seguiva la richiesta di poter rimanere un’altra notte. Fu così che cominciammo a credere che più la sparavi grossa più funzionava. Tradotto per chi un giorno scriverà un manuale di turismo relazionale, più ci muovevamo verso le cose semplici e genuine, quelle per noi più scontate perché parte della nostra quotidianità, più per gli ospiti era un’estasi. Perché tutto quello che per noi Siciliani è normale, per tutto il mondo è straordinario.

Fiera di Berlino. Sì, perché noi intanto eravamo davvero convinti di essere imprenditori del turismo e continuavamo a partecipare alle fiere. A Berlino descrivevamo cose che in quel momento sognavamo di fare coi nostri ospiti, come se le facessimo già da una vita. Avevamo un programma di venticinque esperienze diverse, in realtà ne avevamo provate solo due/tre. Le altre ventidue erano sogni, insomma idee di cose che pensavamo potessero far presa sui nostri ospiti. E fu lì che due bei occhi blu, si presentarono davanti al nostro desk della Regione Siciliana. Passeggiate natura?” “Siamo degli specialisti”, risposi d’istinto. Ma a quell’epoca non avevamo neanche gli scarponi.

Tornati giù a casa corremmo a comprare gli scarponi da trekking perché la ragazza che avevamo incontrato aveva già programmato una serie di 20 escursioni con passeggiate. Il nostro stato d’animo era a metà tra l’essere felici e soddisfatti e la paura. Sì, diciamo che le passeggiate si son sempre fatte, se pensate un po’ l’ubicazione di Sant’Angelo Muxaro, il fatto che tutti noi abbiamo almeno una campagna (io ci son pure cresciuto), perciò non era fuori dal mondo la passeggiata tra la natura. Ma una cosa era farla coi miei cugini a Pasquetta o stare in giro col mio cane, un’altra era fare un’escursione. I nostri escursionisti erano tedeschi e se sbagli con loro hai chiuso. Il primo loro gruppo fu cancellato per numero insufficiente. Tirammo un sospiro di sollievo. Ma ce ne sarebbero stati altri 19 di quei gruppi.

Arriva il grande giorno del primo vero gruppo. Penso proprio che all’esame di maturità mi son spaventato molto meno, poi pure tedeschi, capirai. Penso che fu quel giorno che capii quanto è importante per un ospite il sorriso di un siciliano. Forse più di una colonna dorica, più di un paesaggio mozzafiato, più di una fetta di cassata. Superati i primi 5 minuti di vera sofferenza, dettata dal non sapere se si fosse all’altezza o meno, fu un crescendo di sorrisi che conquistarono i biondi nordici. Gli occhi blu dei pastori, l’accento inglese della fornaia e l’essere genuini in tutto fu il nostro successo. I santangelesi incantano i tedeschi.

Da lì iniziammo ad inanellare tutta una serie di esperienze davvero belle. Stentavamo quasi a credere che le cose per noi normali fossero emozioni per gli altri. Ma capimmo subito che quella era la via.

Fu così che iniziarono ad arrivare sempre più spesso coppie e piccoli gruppi che sceglievano Sant’Angelo anche per dormirci. Olandesi sopratutto, e spagnoli.

Un albergo con la piazza per reception e le stanze tra le stradine! Dalle stradine, cortili e vicoletti in ogni momento della giornata cominciarono a sbucare ospiti. Avvertimmo subito un limite, ecco… abbiamo una pizzeria, due grandi ristoranti, ma non abbiamo un localino tipico, piccolino e a misura di turismo emozionale. E fu Vicenzo che con una battuta inventò la soluzione: “li purtamu a mangiari da mia sorella” (li portiamo a mangiare da mia sorella). Aveva capito tutto!

È così che nacquero le “cene a banna di casa“, oggi home restaurant, era solo il 2003. Appuntamento in piazza, passeggiatina serale tra le stradine, sino alla casa della famiglia di turno per la cena. Questo diventò un passaggio epocale. Pensare, 15 anni fa, di portare a cena degli olandesi a casa di una famiglia santangelese era qualcosa di incredibile. Era inimmaginabile il sol fatto di pensare ad un coinvolgimento così invasivo delle famiglie del posto. Eppure ancora oggi tutto questo è reale. E Sant’Angelo non è semplicemente un paese, è un musical.

Del programma di 25 esperienze (così mi piace chiamarle, non escursioni) portate alla fiera di Berlino, oggi oltre a farle tutte, se ne sono aggiunte molte altre, sia qui a Sant’Angelo Muxaro che i giro per i Sicani.

Sì, perché nel frattempo qui sì è iniziato a ragionare pensando ad un territorio unico, quello dei “Sicani”, con progetti davvero belli di cui siamo orgogliosi di averne segnato la via. Oggi sentiamo di aver contribuito a costruire un modello e se in Sicilia oggi si parla di turismo relazionale, termine che odio, i Sicani ne sono di sicuro l’indiscussa chiave di lettura.

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