Italia primo Paese ad includere gli indicatori BES

0
282

La crisi e prima ancora la globalizzazione hanno reso evidenti i limiti di politiche economiche volte esclusivamente alla crescita del PIL. L’aumento delle diseguaglianze negli ultimi decenni in Italia e in gran parte dei Paesi avanzati, la perdurante insufficiente attenzione alla sostenibilità ambientale richiedono un arricchimento del dibattito pubblico e delle strategie di politica economica.
In questa prospettiva, nell’agosto del 2016 il Parlamento con voto a larga maggioranza ha inserito nella riforma della legge di contabilità e finanza pubblica il benessere equo e sostenibile tra gli obiettivi della politica economica del Governo.

Con il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017, l’Italia è il primo paese dell’Unione europea e del G7 a includere nella propria programmazione economica – oltre al Prodotto interno lordo (PIL) – indicatori di benessere equo e sostenibile.

Infatti nel DEF in via di adozione da parte del Consiglio dei Ministri sarà presentata in via sperimentale l’evoluzione passata e futura di quattro indicatori particolarmente significativi per la qualità della vita dei cittadini e della società nel suo complesso: il reddito medio disponibile, un indice di diseguaglianza, il tasso di mancata partecipazione al lavoro e le emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti.

In linea di principio, il benessere trae vantaggio dall’aumento del prodotto interno lordo ma non coincide con esso. La qualità e la sostenibilità dell’ambiente, le diseguaglianze economiche, la qualità del lavoro, la salute ed il livello di istruzione della popolazione sono alcune delle dimensioni che concorrono al benessere di una società. Come auspicato da esperti di varie discipline (particolarmente noto è il lavoro della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi) e da diverse organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, OCSE e Commissione europea), è tempo che la politica economica superi l’approccio alla programmazione basato esclusivamente sul PIL e assuma impegni programmatici per migliorare ambiti più specifici della qualità della vita dei cittadini.

Con l’obiettivo di rispondere a tale esigenza, nel 2016 il Parlamento ha approvato a larga maggioranza l’inserimento degli indicatori di benessere equo e sostenibile nella programmazione economica. La legge 163 del 2016 impegna il Governo a monitorare l’evoluzione di diverse dimensioni del benessere equo e sostenibile (BES) nell’ultimo triennio e a prevederne la dinamica per il triennio futuro a politiche invariate nonché alla luce delle scelte programmatiche. Prevede quindi l’inserimento degli indicatori del BES nel ciclo di bilancio, una volta che questi siano stati selezionati dal Comitato per gli indicatori del benessere equo e sostenibile e sentite le commissioni parlamentari competenti. In attesa della selezione definitiva, il Governo ha scelto di anticipare in via sperimentale già dal DEF 2017 l’inserimento di un primo gruppo di indicatori nel processo di bilancio.

Per ciascuno dei quattro indicatori, anticipando quanto previsto dalla riforma, il DEF 2017 illustra l’andamento del triennio passato, quello prevedibile secondo uno scenario a politiche vigenti e uno scenario che include le scelte programmatiche.

L’inclusione degli indicatori di benessere equo e sostenibile nel ciclo di programmazione economico-finanziaria1 apre la strada a una visione più ampia e articolata del rapporto tra le politiche pubbliche e la qualità della vita dei cittadini. Da questo deriva la necessità di valutare l’impatto delle decisioni pubbliche sulle dimensioni monetarie e non monetarie del benessere attraverso indicatori appositamente individuati. La valutazione delle politiche pubbliche in termini d’impatto sul benessere equo e sostenibile, introdotta a partire da quest’anno in Italia, costituisce un’innovazione rilevante nel panorama internazionale, dando avvio a un utilizzo di tipo ‘strumentale’ degli indicatori di benessere equo e sostenibile.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here