Il Sud che non ti fanno vedere

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Certa stampa ci ha abituati a sentir parlare di un Sud Italia lasciato al suo destino. La causa è certamente generata anche da una classe dirigente inadeguata ad affrontare la crisi, con un governo Regionale e Nazionale privo di alcuna visione, chiuso nell’affrontare le emergenze.
In poche righe ho inserito alcune parole chiave da dove è possibile, invece, cominciare ad agire: proprio così, agire.

Una classe politica inadeguata – La prima parola chiave è l’inadeguatezza. Penso che sia l’oltraggio più grande che si possa rivolgere ad un politico o ad un burocrate perché, invece, l’essere ladro, pregiudicato o semplice sciacallo, ultimamente, è stato un ottimo lasciapassare per essere inseriti nelle liste elettorali utili per partecipare ad elezioni incostituzionali. Oggi però, l’essere inadeguato richiama alla responsabilità, cosa sconosciuta a chi detiene il potere dall’era di tangentopoli, ma adesso, quando crisi economica e disagio sociale si sommano alla libertà di informazione del web, l’inadeguatezza comincia ad essere un elemento assolutamente scomodo con il quale convivere.

La riscossa dei visionari – La seconda parola chiave è visione. Fino a qualche anno fa, prima di autofinanziare il mio viaggio attraverso il Sud Italia che continua tutt’oggi, libero da pregiudizi e influenze, interpretavo l’aggettivo “visionario” come un connotato negativo spesso accompagnato dalla parola pazzo. In questo periodo, quando per la prima volta nella storia si sono allineati la tecnologia a basso costo, il web, gli open data e i social network, in un contesto politico burocratico jurassico, è l’azione del visionario ad averla vinta, poiché riesce ad innescare velocemente progetti vincenti sul mercato e nella società, al nord come al sud.

Menti illuminate – Ma noi parlavamo di un Sud sonnacchioso, troppo spesso aggrappato alle promesse clientelari della classe politica che da oltre cinquant’anni siede sugli scranni del potere. Qualche cosa sta invece cambiando e per prime si svegliano le menti illuminate e visionarie. Non commettiamo, però, l’errore di accostare menti illuminate ai giovani: conosco giovani con mentalità arcaiche e persone con i capelli bianchi che dimostrano di essere al passo con il dinamismo dei nostri tempi.

Esempi concreti – Proprio nel Sud Italia si moltiplicano le esperienze di persone che sono riuscite a fare impresa di successo partendo dagli strumenti che avevano già a disposizione, e dunque senza ricorrere a finanziamenti, almeno nella prima fase, quella più delicata, quando si passa dall’idea al primo prototipo, il quale, seppur grezzo è l’elemento fondamentale per cominciare un percorso imprenditoriale. Il lettore intraprendente si chiederà: “Ma come posso cominciare domani mattina a realizzare le mie idee?”.

Cambiare prospettiva – Cominciamo dal cambiare prospettiva nel guardare quello che ci circonda, partiamo proprio da quello che la classe dirigente e la stampa descrive come un problema. Si sente parlare sempre più spesso del “problema giovanile”, della “problematica emarginazione” degli anziani, la “problematica degli antichi mestieri estinti” e “dell’abbandono dei centri storici”. Per non parlare di alcune persone che sono state chiamate dall’elettorato ad affrontare tutti questi problemi, e alla richiesta di realizzare qualche progetto inedito non hanno fatto altro che alzare le spalle rispondendo: “Non ci sono soldi”, e così continuano. E allora che ci stai a fare lì? I soldi non ci sono e non ci saranno per un lungo periodo.

Osservare l’esistente – Che cominciassero a guardare tutto quello che ho citato, non come problema ma come opportunità, risorsa. Un giovane è sicuramente più a suo agio con le nuove tecnologie, magari accedendo agli open data per programmare una scheda Arduino, acquistata on line a poche decine di euro; sono strumenti che possono fare volare un drone o animare un oggetto in legno, magari cesellato da un vecchietto in pensione, ‘strappato’ dalla sua quotidianità; perché si sa, ad una certa età, magari, si vorrebbe solamente restituire i saperi conquistati dopo una vita di sacrifici e soddisfazioni. Ma chi ascolta, chi da importanza a quello che abbiamo già a disposizione, ovvero i nostri anziani e i nostri giovani? Sembra, invece, che la classe dirigente di questo paese li stia indirizzando verso qualcosa che non esiste più, li stanno preparando per un mondo che non c’è più!

Attivare l’effetto emulazione – Un progetto ben realizzato ha un valore doppio. Permetterà a chi lo ha realizzato di poter tentare un percorso imprenditoriale e qualora ci riuscisse, genererebbe un minimo di reddito che lo renderà un cittadino più libero, che voterà liberamente rimanendo nel territorio senza dover emigrare. Il secondo aspetto, per certi versi più importante del primo, è che sarà da esempio per amici e concittadini, sarà la dimostrazione vivente che è possibile fare, anche dai piccoli centri del Sud Italia, attivando quel percorso virtuoso legato all’emulazione. Di esempi concreti divenuti aziende di successo ne ho conosciuti a centinaia nel corso dei miei viaggi.

Utilizziamo l’esistente – Tornare ad ascoltare per indirizzare le azioni. Prendiamo l’esempio di un sindaco squattrinato il quale al tempo stesso è il detentore di numerosi spazi pubblici, i quali sono troppo spesso chiusi, ma se aperti risultano essere assolutamente non attraenti.

Tanti musei e pochi visitatori. E le biblioteche? – Esistono musei con poche decine di accessi all’anno e biblioteche ormai sempre più deserte. Cominciamo a ragionare su queste ultime: cosa succederebbe se cominciassimo ad invitare i giovani e gli anziani del paese a rivivere questi luoghi? Con una semplice connessione Wi-Fi, ad esempio, potremmo facilitare la loro interazione con volontari esperti in social media marketing o in programmazione Arduino che, se non disponibili sul territorio si collegherebbero, appunto, in videoconferenza da Milano o Palermo.

Parola d’ordine? Visioni – Per realizzare questa idea non ci vogliono fondi straordinari: lo si può fare immediatamente con l’esistente ma, come più volte affermato, ci vuole una visione.

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