Imprese per costruire la pace

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La pace si costruisce anche attraverso l’impresa. È stato un coro di voci all’unisono quello che si è alzato il 30 aprile scorso al Vodafone Village di Milano, in occasione dell’iniziativa promossa da Rondine “Cittadella della Pace” dal titolo “Fare la pace è un’impresa”. Imprenditori e giovani innovatori sociali di tutto il mondo hanno portato la loro esperienza concreta dimostrando come fare la pace sia un’impresa possibile e come imprese “sostenibili” possano generare sviluppo e ricchezza a livello locale e globale, promuovendo la pace.

Insieme a loro, ospiti d’eccezione come Brunello Cucinelli, presidente e A.D. di Brunello Cucinelli Spa, Ivana Ciabatti, presidente dell’associazione Imprenditori per la Pace, di Confindustria Federorafi e amministratore unico di Italpreziosi Spa, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Emanuele Plata, presidente di Plef – Planet Life Economy Foundation, Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine “Cittadella della Pace”, e la testimonianza straordinaria di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e testimone della Shoah.

“Fare impresa oggi sembra qualcosa di ambiguo per come ci appare – ricorda Franco Vaccari – ma forse dipende dalla costruzione delle barriere che ci separano. Il segno del tempo che viviamo è quello dei muri che si alzano. La salvezza del mondo è la cultura dell’incontro. Rondine è l’antimuro. Un borgo con dei muri, certo, ma anche con tante finestre, è questa la ricetta.”

“Io sono stato a Rondine ed è un’esperienza straordinaria, umana e spirituale: mi ha aperto il cuore”. Così Cucinelli nel corso del suo intervento ha invitato tutti i presenti a visitarla: “A Rondine non esiste la parola tolleranza, ma la conoscenza dell’altro”. Per Cucinelli la curiosità e la voglia di conoscere sono il motore che ci spinge avanti e si rivolge soprattutto ai giovani perché si scrollino di dosso “l’obbligo di aver paura. Ecco perché in azienda parliamo di universalismo del mondo, non di globalizzazione: io sono un uomo universale, non globale”.

“Io sono convinto che l’inganno del nemico sia quello che blocca l’incontro e con esso, il fare impresa, ha continuato il Presidente Vaccari. Se facciamo un volo insieme sui reticolati del mondo vediamo decine di milioni di giovani incastrati da questo inganno, chi di loro riesce a uscire da questa logica e fare impresa sociale, diplomazia popolare, ricostruisce pian piano il tessuto della società: e uno dopo l’altro, ad un certo punto ci accorgeremo che il mondo sarà inevitabilmente cambiato”.

La parola è poi passata agli studenti di Rondine che stanno costruendo o hanno già costruito progetti concreti di impresa sociale: progetti come quello di Ahmed Osman, 30 anni, sudanese, cresciuto a Sirte, in Libia, solo a tredici anni è andato per la prima volta a Khartoum. Lì ha sperimentato, per la prima volta, la mancanza di elettricità e di acqua: il suo “Daylight” attiverà un programma per portare energie rinnovabili in Sudan e permetterà a molte persone di accedere al microcredito. Oppure progetti come la start up di Nadia Shaulova, giovane russa con origini ebree, greche e caucasiche, che ha sviluppato “Social Fashion” per unire culture e tradizioni di diversi popoli in conflitto attraverso la moda. Uno strumento di trasformazione dei conflitti attraverso la moda. “Credo che unendo in un abito elementi delle culture e delle storie di diversi popoli e nazioni, si possa praticare la pace, indossare la pace.”
O ancora il lavoro di Natali Kenkadze, georgiana: Generator 9.8 è stato il primo coworking sociale mai realizzato a Tbilisi. Nel 2011 con alcuni amici ha fondato un’organizzazione non-governativa: il centro internazionale per la pace e l’integrazione. “Lì realizziamo diversi progetti dedicati i giovani, sia a livello locale che internazionale, attività di sviluppo personale e professionale, centrate sulla costruzione della pace – racconta Natalie – dopo Rondine, nel 2014, sono tornata in Georgia e ho creato un’impresa sociale che è stata premiata come la migliore della Georgia”.

Una dimostrazione concreta di come l’economia possa diventare il cuore pulsante di una società capace di strutturare relazioni basate sulla fiducia come ha sottolineato Ivana Ciabatti, presidente nazionale di Confindustria Federorafi e dell’associazione Imprenditori per la Pace e di Rondine. “Noi come imprenditori e manager siamo le persone che sanno riconoscere la qualità e davanti a questa preziosa realtà, dobbiamo essere i primi a comprendere come questi valori possano diventare parte integrante nel nostro fare impresa. Io ho scelto di investire in questi giovani, inserendoli nella mia realtà imprenditoriale, provando a sviluppare nuovi modelli di business, che oltre a essere innovativi come avete sentito, mirano a costruire pace, sviluppo e sostenibilità. Solo se interverremo insieme, sviluppando nuove idee e incidendo profondamente nel tessuto imprenditoriale italiano e mondiale, saremo capaci davvero di cambiare il mondo”. Così come Presidente dell’associazione Imprenditori per la Pace, ha lanciato la sfida al
mondo dell’impresa per poter costruire insieme un nuovo modello di business capace di generare valore.

La giornata si è conclusa conla performance artistica “DISSONANZE IN ACCORDO”, introdotta dalla straordinaria testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, testimone della Shoah.

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